sabato 20 aprile 2013

Aforismi del cuore - 2






Il cuore, non la ragione, sente Dio; ecco ciò che è la fede: Dio sensibile al cuore, non alla ragione.
(Blaise Pascal)



Quando siete felici guardate nella profondità del vostro cuore e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto ciò che prima vi ha dato dispiacere.



  
Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò che prima era la vostra delizia.
(Kahlil Gibran)




Sul tuo cuore cadde il mio primo sguardo!
(Friedrich von Schiller)


Aforismi sul cuore - 1





L'uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo.

(Gandhi)




Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna, entrambi toccano il cuore dell'eternità.

(Kahlil Gibran)




Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

(Antoine de Saint Exupéry)




Il tuo cuore si trova là dove si trova il tuo tesoro. Ed è necessario che il tuo tesoro sia ritrovato affinché tutto ciò che hai scoperto durante il cammino possa avere un significato.

(Paulo Coelho)



Il falco



Il Falco



Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse.
Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.
“E l’altro?” chiese il re.
“Mi dispiace, sire, ma l’altro falco si comporta stranamente; 
forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo”.
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco. Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo.
Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull’albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.
Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
“Portatemi l’autore di questo miracolo” ordinò.
Poco dopo gli presentarono un giovane contadino 
“Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?” gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò: “Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare“.



(Bruno Ferrero)

Perfetto equilibrio



Perfetto equilibrio




Sul filo sospeso cammino in bilico

Tra due mari paralleli di orizzonti diversi dell’anima.

Tra fantasia e realtà.

Inquietudini percuoto i pensieri legati a una mongolfiera

Esploranti cieli cerulei sempre nuovo e diversi

O ancorati a un sasso sotterrato nei profondi abissi.

Giorni alterni a sole e pioggia,

sereno e tempesta affollano mente mesta,

dall’inevitabile logoria.

Ma come tela rispolverata dal suo alone di vecchiume

Cerco incolume stasi di equilibrio perfetto

Tra sogno e vita vera.

Dopo cupo inverno ritrovare ridente primavera.



(Antonella Stelitano)

La nascita dei papaveri



 




In un tempo lontano accadde un giorno che il Sole, mentre camminava attraverso la volta celeste, cominciò a dolersi dicendo:

"Oh! Questi giorni d’estate sono così lunghi, e nemmeno una nuvoletta che mi faccia compagnia. In questi giorni il tempo sembra, non passare mai !

Gli spiriti dell’aria che udirono le sue parole, non sapendo cosa fare, decisero di chiedere aiuto ai folletti dei boschi. Questi si riunirono e discussero a lungo, perché era veramente difficile trovare qualcosa di così bello e sempre nuovo, così da vincere la malinconia del sole.

Pensa e ripensa, discuti e ridiscuti, alla fine tutti si convinsero che non c’era niente di più bello e vario dei fiori.
"Chiederemo alla terra di inventare un nuovo fiore", disse uno, ma il folletto più vecchio e saggio disse:

"Il fiore che doneremo al Sole, in segno di ringraziamento, dovrà essere un fiore speciale, un fiore nuovo e mai visto, dovrà nascere dai sogni di un bambino". Fu dunque deciso. Tutti partirono alla ricerca di fiori, sognati, inventati, o disegnati dai bambini di tutta la terra.

I giorni passarono e dopo un lungo cercare, si ritrovarono nel cuore del bosco. Ognuno portava con sé le immagini bellissime dei fiori sognati dai bambini che avevano incontrato nel loro peregrinare.

Erano fiori grandi e piccoli, umili e sfarzosi, fiori di carta o di seta, fiori di cristallo, di semplici fili d’erba intrecciati, fiori d’oro o d’argento. Era veramente difficile scegliere il fiore più bello, tanto che i folletti cominciarono a discutere e a litigare tra di loro.

Ma ecco, che la porta si aprì lentamente, cigolando, nel silenzio improvviso che regna nel cuore della foresta: nessuno dei folletti si era accorto che il più piccolo di loro non era ancora ritornato dal suo viaggio. Lo videro entrare ancora affannato e stanco per il lungo cammino, e con sé, non aveva che una piccolissima scatola.

Tutti lo osservarono con curiosità, e pensando che tanta fatica lo aveva portato a quella scatolina insignificante, scoppiarono in una fragorosa risata. Ma il più vecchio e saggio, li zittì, chiedendo al piccolo Evelino, di raccontare per primo la sua storia.

Ancora ansante e un poco intimorito, Evelino cominciò il suo racconto: "Ho viaggiato nei sogni dei bambini, ed ogni volta credevo di aver trovato il fiore più bello, così lo raccoglievo e lo portavo con me. Ma quando lo riponevo nel cesto con gli altri fiori, rimanevo stupito e guardando il cesto rimanevo incantato e non sapevo più riconoscere il più bello.

Così continuai a cercare, e cercare ancora, e il mio cesto fu presto colmo. Decisi allora di ritornare, quando un vento dispettoso venne e cominciò a soffiare e soffiare sempre più forte, finché perduto il mio cammino, turbinando mi portò con sé. Quando la bufera si placò, mi ritrovai nei pressi di una capanna, sperduta tra i monti. Qui viveva un bambino molto povero; non aveva i soliti giocattoli delle vetrine di città, ma era ricco di fantasia e ogni volta sapeva inventare o creare nuovi giochi, usando sassi, fili d’erba e pezzi di legno.

Lo vidi correre e saltare nel suo piccolo regno, quand'ecco trovò fra l'erba del prato un foglio di carta leggera che il vento aveva lasciato cadere. Lo raccolse, lo porto in casa e lo colorò con l’unico pastello che possedeva, di un bel rosso vivo. Ritagliò i petali delicati e li cucì tra loro con un sottile filo nero. Ne nacque un fiore così bello, come non ne avevo mai visto. Lasciai in dono al bambino il cesto con tutti i fiori raccolti, e gli chiesi in cambio quel suo unico fiore.

Intanto che raccontava, il piccolo folletto aprì la piccola scatola, e alla vista di quel fiore tanto intenso quanto delicato, tutti rimasero incantati. allora il più vecchio disse: "Piccolo Evelino, hai scelto col cuore. Il fiore che hai portato verrà dato alla Terra, perché lo custodisca e possa farlo nascere. Esso fiorirà nei campi di grano, e tra le spighe selvatiche sul ciglio dei fossi; mischierà il suo colore a quello del sole, perché sempre si ricordi che nacque per portare gioia e serenità."

Quando poi il sole vide il nuovo fiore rosseggiare tra le spighe dorate, commosso per il dono ricevuto, lo ricambiò donandogli la sua luce. E ancora oggi, nel tramonto delle sere d’estate, i papaveri, come fiammelle accese, portano memoria di quel tempo che fu.



  (Marco Giussani)

Piccole cose



Piccole cose



Oggi raccolgo brandelli di cielo,
sorrido al nuovo giorno che si accinge a splendere,
raccolgo le forze come fossero coralli sulla spiaggia,
e ne faccio tesoro per l'intera giornata.
Apri le porte al cambiamento e vivi intensamente,
disegna una finestra tra i pensieri più bui
e farla diventare la tua finestra sul cielo interiore.
Che sia un giorno splendido,
uno di quei giorni dove il sole splende,
dentro e fuori di te.



(Stephen Littleword)

C'è un albero dentro di me



C’è un albero dentro di me




“C’è un albero dentro di me
trapiantato dal sole
le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignoli

è un pezzo che i viaggiatori sono scesi
dai razzi del pianeta ch’è in me
parlano una lingua che ho udito in sogno
non ordini non vanterie non preghiere

in me c’è una strada bianca
le formiche passano coi semi di grano
i camion passano col chiasso delle feste
ma il carro funebre - è proibito - non può passare

in me il tempo rimane
come una rossa rosa odorosa
che oggi sia venerdì domani sabato
che il più di me sia passato che resti il meno
non importa”.



(Nazim Hikmet, Mosca, 1956)


La leggenda del Pettirosso



La Leggenda del Pettirosso




Gesù era sulla Croce.

Le spine della corona che stringeva la fronte si conficcavano nelle sue bianche carni facendo uscir grosse gocce di sangue. Un uccellino, che volava poco distante, vedendo la sofferenza di Gesù, sentì tanta pietà per Lui.

Gli si avvicinò con un leggero bisbiglio. Cosa, disse l’uccellino?

Forse rimproverò gli uomini di essere stati cattivi, forse, rivolse a Gesù tenere parole di consolazione.

Poi tentò di portargli aiuto e, col becco tolse alcune di quelle spine che lo torturavano.

Le piume dell’uccellino caritatevole si macchiarono di rosso.

L’uccellino conservò, come prova di amore, quelle gocce di sangue sul suo cuoricino.

Gli uomini vedendolo lo chiamarono pettirosso.

Ancora oggi tutti gli uccellini che appartengono alla famiglia dei pettirossi hanno sul petto qualche piumetta sanguigna.






Dal diario di Santa Faustina Kowalska



Dal diario di Santa Faustina Kowalska 




Santa Faustina, nel suo Diario riporta questo commovente dialogo tra Dio Misericordioso e l’anima peccatrice.




Gesù: “Anima peccatrice, non aver paura del tuo salvatore. Io per primo Mi avvicino a te, poiché so che tu da sola non sei capace di innalzarti fino a Me. Non fuggire, figliola, dal padre tuo. Cerca di parlare a tu per tu col tuo Dio misericordioso, che desidera dirti parole di perdono e colmarti delle Sue grazie. Oh, quanto mi è cara la tua anima! Ti tengo scritta sulle mie mani. Sei rimasta incisa nella ferita profonda del Mio Cuore.

L’anima: “Signore, sento la Tua voce che m’invita ad abbandonare la cattiva strada, ma non ho né forza né il coraggio”.

Gesù: “Sono la tua forza. Io ti darò la forza per la lotta”.

L’anima: “Signore, conosco la Tua santità, ed ho paura di Te”.

Gesù: “Perché hai paura, figlia Mia, del Dio della Misericordia? La Mia Santità non M’impedisce di essere misericordioso con te. Guarda, o anima, che per te ho istituito un trono di Misericordia sulla terra, e questo trono è il tabernacolo e da questo trono di Misericordia desidero scendere nel tuo cuore. Guarda, non Mi sono circondato né da un seguito né da guardie, puoi venire da Me in ogni momento, in ogni ora del giorno voglio parlare con te e desidero elargirti le Mie grazie.

L’anima: “ Signore ho paura che non mi possa perdonare un così gran numero di peccati, la mia miseria mi riempie di terrore”.

Gesù: “La Mia Misericordia è più grande delle tue miserie e di quelle del mondo intero. Chi ha misurato la Mia bontà? Per te sono disceso dal cielo in terra, per te Mi sono lasciato mettere in croce, per te ho permesso che venisse aperto con la lancia  il mio sacratissimo Cuore ed ho aperto per te una sorgente di Misericordia. Vieni e attingi le grazie da questa sorgente con il recipiente della fiducia. Non respingerò mai un cuore che si umilia; la tua miseria verrà sprofondata nell’abisso della mia Misericordia. Perché mai dovresti litigare con me sulla tua miseria? Fammi il piacere, dammi tutte le tue pene e tutta la tua miseria ed io ti colmerò con i tesori delle Mie grazie”.




(diario – V quaderno, II parte)

Poesia tra le foglie




 Poesia tra le foglie
 



Le foglie ingiallite rappresentano l'autunno con tutta l'incertezza e la malinconia delle creature che ci abbandonano per sempre.

(Romano Battaglia)




Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure.

(John Keats)




L'uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore.

(Vasco Pratolini)




Nella stagione autunnale, sono le foglie che muoiono. Nell'autunno della vita, sono i nostri ricordi.

(Flor Des Dunes)




È nel momento più freddo dell'anno che il pino e il cipresso, ultimi a perdere le foglie, rivelano la loro tenacia.

(Confucio)




Le foglie stanno volando via dal mondo e sopra c'erano dei messaggi e degli enigmi che non abbiamo decifrato. Anche le mani: lette poco, troppo poco; anche le rughe, i lobi. Non abbiamo letto che dei libri.

(Guido Ceronetti)

 


Nulla al mondo è delicato come una foglia che cade.

(Anselmo Bucci)




Tal e quale la stirpe delle foglie è la stirpe degli uomini.

(Omero)






Aggrapparsi alla vita



Aggrapparsi alla vita




Un fotografo che stava realizzando un servizio video di un intervento chirurgico eseguito all’interno di un utero materno – per correggere un problema di spina bifida -  in un feto di appena 21 settimane (un’autentica prodezza medica), mai avrebbe immaginato che la sua macchina potesse catturare il più eloquente grido in favore della vita fino ad ora conosciuto.

Mentre Paul Harris realizzava il servizio nell’Università  di Vanderbilt (Nashville Tennessee) da tutti riconosciuta come una delle strutture più avanzate nell’esecuzione di questo tipo di chirurgia, catturò il momento in cui il bimbo trasse la piccola mano dall’interno dell’utero materno afferrando il dito del chirurgo che lo stava operando.

La spettacolare foto fu pubblicata in varie riviste negli USA e le sue ripercussioni fecero il giro del mondo sino ad arrivare in Irlanda, dove è più forte lo schieramento contrario alla legalizzazione dell’aborto.

La piccola mano che commosse il mondo appartiene a  Samuel Alexander, la cui nascita era attesa per lo scorso 28 Dicembre (il giorno della foto era a soli 5 mesi di gestazione).

Se pensiamo a ciò la foto è più che eloquente. La vita del bimbo era letteralmente appesa ad un filo.

I chirurghi sapevano che non avrebbero mai potuto mantenerlo in vita al di fuori dell’utero materno. Per questo dovevano riuscire ad operarlo “dentro”, correggendo l’anomalia fetale e risuturando poi l’organo perché il bimbo potesse proseguire la sua crescita fisiologica.

Per tutti questi motivi, l’immagine fu considerata come una delle fotografie mediche più importante degli ultimi tempi ed il documento uno degli interventi più straordinari sino ad ora eseguiti nel mondo.

Samuel è il paziente più giovane che mai sia stato sottoposto a questo tipo di procedura. E’ auspicabile che, ora nato, Samuel Alexander Arms stringa nuovamente il dito della mano del Dr. Bruner.

Una famosa presentatrice della televisione americana disse che era impossibile non commuoversi guardando l’immagine meravigliosa di questa piccola mano che stringe il dito di un chirurgo e che, per analogia, ciò fa pensare a come una mano sia in grado di salvare delle vite.




sabato 6 aprile 2013

Pioggia



Pioggia




La pioggia ha un vago segreto di tenerezza una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.  

È un bacio azzurro che riceve la Terra, il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta, il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo, il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano il bianco infinito che le generò.
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento, pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia, quando amorosa e triste cadi sopra le cose!
 
O pioggia francescana che porti in ogni goccia anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena, tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa e il cuore mi impedisce di contemplarla.
O pioggia silenziosa che gli alberi amano e sei al piano dolcezza emozionante:
da' all'anima le stesse nebbie e risonanze che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!

(Federico Garcia Lorca)


La morte non è niente



LA MORTE NON È NIENTE



La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

(Sant’Agostino)